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1 Marzo 2022

Ho abbinato 3 vini e 3 formaggi della Lidl e ora non temo più nessuno

Tentar non nuoce, forse. Dal salto nel buio con lo Chablis del Penny Market è passato qualche mese e fortunatamente l’esperienza non fu così malvagia. Stavolta invece sono andato di proposito al discount: mi imbatto online nell’adv su una presunta settimana dedicata alla Francia della Lidl (maledetto algoritmo), e dato che per me la curiosità non è donna ma unisex sono andato al primo punto vendita che mi capitava a tiro.

Di gente ce n’era abbastanza in ogni reparto tranne che davanti agli stand “Sapori dal Mondo”, proprio dove ero diretto io, ma questo non mi ha scoraggiato. Oltre a diversi vin de France, la scelta di prodotti era piuttosto ampia: tra lumache precotte (?!), madeleines, ratatouille e paté vi erano anche alcuni formaggi del calibro di Camembert, Brie de Meaux e Roquefort.

Sono un grande amante ma non un esperto di formaggi ma alla fine ho fatto una “mezza follia” prendendone tre da abbinare ad altrettanti vini. Etichette mai sentite prima e prodotte da negociants, quindi con uve e/o vino sfuso acquistato e imbottigliato da terzi.

Si comincia!

Cremant de Loire Brut, Caves Elizabeth (€4.99)
&
Brie de Meaux (€1.99)
Inizio dal Cremant dall’etichetta a metà strada tra l’anonimo e il minimalista, che in retro etichetta però non fa menzione del vitigno, riportando solo che è stato imbottigliato a Saumur, quindi basandomi su quelli più coltivati in zona posso immaginare sia chenin blanc in purezza; un metodo champenoise con poche bolle piuttosto grossolane e a scomparsa che mi avrebbe fatto pensare ad uno Charmat. Aspetto paglierino, lucente, con naso tutto all’insegna di frutta e toni erbacei, facile, essenziale, dal sorso corto che gioca tutto sulla freschezza, comunque piacevole e dissetante. Per un aperitivo va più che bene, come anche in accoppiata col Brie de Meaux, il quale da buon formaggio a pasta molle e crosta fiorita risulta si cremoso e di discreta pastosità, ma non così aggressivo e dominante nei confronti del cremantino. Visto anche il costo direi che ho bevuto e mangiato di peggio, per cui promossi sia vino che abbinamento.

Côtes-du-Rhône Villages Seguret 2020, Les Aumoniers (€4.69)
&
Camembert (€1.99)
Seguret è forse il dato su cui si trovano più info online: un village che fa parte dell’Aoc Côtes-du-Rhône dal 1967; per il resto ho trovato poche e discordanti info sull’uvaggio: c’è chi riportava un 100% syrah e chi invece il classico grenache, mourvèdre e carignan, ma una volta assaggiato tendo a pensare più alla seconda ipotesi. Rubino con sfumatura violacea, semplice e sbarazzino al naso con fiori di campo, frutti rossi e spunti di pepe qua e la. Liquido, beverino ma sufficientemente fine, pochi tannini ma ricco di frutta e acidità, finale corto ma succulento. Visto anche il costo ridicolo direi che ne è valsa la pena. L’ho poi avvicinato al morbido ma timidino Camembert (di cui però ricordavo più prestanza) e cavolo: ci stava da dio. Nessuno dei due aveva voglia di prevaricare l’altro, o probabilmente nessuno dei due ne aveva le facoltà per farlo e il risultato è un abbinamento che quelli bravi descriverebbero come armonico. Ancor di più pensando al costo complessivo di nemmeno 7 €: Scopa!

Alsace Gewurztraminer Vieilles Vignes 2020, Camille Meyer (€5.99)
&
Roquefort (€1.79)
Dei tre vini è quello su cui nutrivo più dubbi. Stavolta il vitigno è riportato ma era proprio questo a preoccuparmi. Non pensavo certo di trovare qualcosa di secco e tagliente in un gewurztraminer alsaziano ma il problema è che in questo vino aveva poco da offrire oltre materia e morbidezza, incarnando alla perfezione il termine stucchevole. Naso di rosa e succo di mela che ricordano un po’ il varietale, grasso e grosso al palato, acidità non pervenuta, finale corto, dolciastro e anche un po’ interdetto: un po’ dolce, un po’ amarognolo tipo “sta mano po’ esse piuma o po’ esse fero“. Esito finale? Ampiamente rivedibile.
Sapendo più o meno cosa aspettarmi dal vino almeno in abbinamento avevo alzato l’asticella, mettendogli accanto il famigerato Roquefort. Qualche versione del fantastico erborinato francese in vita mia l’ho assaggiata e questa, pur “muta”, come caratteristiche lo ricordava abbastanza: compatto, speziato, e dalla profonda aromaticità, quanto basta per far sparire il “gewur-zuccherino” dalla mia bocca. In questa come nelle altre volte in cui ho mangiato Roquefort ho sempre pensato ci stessero meglio un fortificato o magari un distillato, ma forse c’è un limite alle prove gastrofighette da fare in un discount.

O forse no?