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28 Febbraio 2022

Astenersi rosiconi: Chateau Margaux 1983

Alert per i rosiconi: questo vino l’ho pagato come un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras. Citazione che gli juventini coglieranno subito: così l’Avv. Agnelli sigillò l’acquisto di Michel Platini – uno dei colpi più vincenti della storia – perché fu pagato un nonnulla e rese grande la squadra.

Con questo Chateau Margaux 1983 è capitata la stessa cosa: ne acquistai tre bottiglie nel 2005 ad un costo che oggi non basterebbe comprarne una. L’annata 1983 fu particolare perché a causa di un meteo birichino sul finale non bissò i fasti della 1982: quindi buona ma non eccezionale. Questo vale per tutte le appellazioni bordolesi tranne che per Margaux, che ci ha consegnato uno Chateau Palmer da consegnare agli annali e uno Chateau Margaux di rara intensità aromatica.

L’Avvocato icona mondiale di stile, poi, di Chateau Margaux non fu proprio un estraneo visto che se ne innamorò talmente tanto da divenirne proprietario fino al 2003, quando le vicissitudini della Fiat fecero sì che preferisse venderlo per inserire capitali nel patrimonio di famiglia.

Ora lo apro ma serve pazienza: i Bordeaux hanno bisogno di tempi lunghissimi per venire fuori e svilupparsi, vivono di dinamiche lente e la prima sensazione dominante è la torrefazione. Con il tempo pian piano escono note ferrose e altre nobili di legno ma siamo ancora troppo in anticipo sui suoi tempi, ci facciamo un bicchiere di Lambrusco e magari una passeggiata per Spilamberto nell’attesa.

Sui vini del Medoc, tutti (giustamente) si fanno delle gran pippe sulle evoluzioni olfattive, che arrivano lente fino al perfetto momento di fusione, ma la vera partita con questi liquidi si gioca in bocca: è lì che ti lasciano senza parole, con la crescita che hanno in intensità, morbidezza e volume, inteso come capacità di prendere spazio in bocca e conquistarla in ogni suo anfratto.

E il tempo nel bicchiere regala una piccola magia: la parte di caffè ha lasciato spazio a cioccolato amaro e sensazioni ematiche leggere, al tabacco dolce, con note iodate e un frutto che comincia a definirsi sempre meglio; questa bottiglia non vuole fretta, sono passati 39 anni e l’unico difetto che possiamo trovargli è l’estrema gioventù. La magia di Bordeaux per certi versi è tutta qui.

Prima del secondo round di profumi facciamo un giro in bocca: le parti gentili si sono fatte largo e il tannino è qualcosa di semplicemente perfetto, carezzevole e dolce, in tandem con una sapidità da capogiro. Adesso escono cuoio, una parte affumicata, pepe, resina di pino e finalmente la marasca matura, quasi sotto spirito. Il sorso e imponente ma ancor più raffinato del primo assaggio e la chiusura rimane sospesa tra dolcezza del frutto e una punta di freschezza che ricorda la menta.

Non ho dubbi: i grandi Borgogna rossi sono i miei vini preferiti ma i Bordeaux sono quelli che amo di più bere. Vini perfetti per una bella chiacchierata tra amici ma sopratutto per una notte di passione.

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