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23 Febbraio 2022

Toro Albalà: un PX 1946 da 100/100, la sfida del bianco secco e tanta storia

Il viaggio nella Denominaciones de Origen (DO) Montilla Moriles è assolato e di respiro ampio, tra Cordoba e Granada, intriso di rimandi arabi ed esotici eppure così prepotentemente europeo. In mezzo ad una distesa impressionante di olivi (tra qui e Jaen ci sono 600.000 ettari), compaiono sparuti ciuffi di vigne e sono quasi tutti di pedro ximenez, vitigno minoritario nella vicina Jerez ma qui assoluto protagonista.

Toro Albalà è un simbolo di tutto quello che potrebbe funzionare in questa DO e che invece manca a molte aziende. Il coraggio di puntare sulla qualità e i millesimati invece che su solera e assemblaggi, molto più facili da gestire ma anche più industrializzabili e anomini agli occhi di appassionati e consumatori occasionali. Una situazione che ha portato il comparto ad essere quasi solo tenuto in piedi dal turismo e dalla vendita delle botti usate al mercato ricchissimo dei whisky scozzesi dove gli aromi di fino e oloroso sono fondamentali per il bouquet.

Qui a Montilla Moriles la viticoltura ha saputo fare di necessità virtù dato che si tratta del distretto vitivinicolo più caldo e secco d’Europa, con vini che raggiungono i 15-16 gradi senza aggiunta di alcool, come avviene invece nel vicino territorio dello Sherry. Montilla Moriles è la terra di origine del pedro ximénez, il vitigno che anche nello Sherry dà vita ad un vino annerito da anni di affinamento in vecchie botti scolme per donare il piacevole stile ossidativo.

E a dire il vero anche il nome dello sherry più pregiato, l’amontillado, deriva proprio da qui ovvero a-Montilla-DO come ci tiene a rammentare Antonio Sorgato, storico direttore commerciale della cantina. Quanto al nome, Pedro Ximénez, si deve al fiammingo Peter Siemens che gli ha dato il nome poi modificato e conosciuto con tanti altri sinonimi come Alamis, Alamis de Totana, Myuskadel, Pasa Rosada de Malaga, Pedro, Pedro Khimenes, Pedro Jiménez, Pedro Ximen, PX, Uva Pero Ximen, Ximen, Ximenecia. Un vitigno particolare e capace di maturare senza perdere aromaticità e (relativa) freschezza nonostante le condizioni climatiche.

Antonio Sorgato è il nostro Virgilio nei meandri della Bodega Electrico, che prende il nome dalla vecchia centrale elettrica di Aguilar de la Frontera, oggi casa-base della bodega dove avviene (a mano) il confezionamento delle bottiglie più preziose e ospita una collezione impressionante di libri di enologia e reperti archeologici del territorio dai tempi degli antichi romani ad oggi.

Gli assaggi iniziano dal Fino, prodotto in varie versioni dai 10 ai 35 anni di affinamento, ottenuto con il metodo solera che Antonio ci spiega brevemente prima di farci assaggiare la meraviglia del vino che esce dalle botti sotto la flor con note guizzanti di frutta secca, mandorle, nocciolina americana, lievito e una nota ossidativa delicatissima che lo sfina, appunto. La beva è succulenta ma sapida e scorre via come un grande vino da pasto.

Fino Electrico del Lagar Soleras 5 anni
Complessità ossidativa e fruttata, saporito delicato floreale e fruttato giallo, oliva anche nera, lievito, pinoli, 15% naturale senza alcool, secco e dinamico, pesca e ginestra nel finale carnoso eppure delicatissimo grazie alla flor. 90

I tempi cambiano però anche qui ed è interessantissimo assaggiare la linea nuovissima Miut, ovvero vini secchi classici e freschi, senza solera, senza ossidazione e maturati in legno e anfora, che vogliono lanciare la sfida ai grandi bianchi europei partendo da un vitigno, sempre il PX, da cui nessuno si era mai sognato di farlo. Addirittura sono tre i vini da tre cru diversi, noi ci concentriamo su El Jabonero.

Miut El Jabonero 2020
Esordio fruttato caldo ma gessoso e scattante poi miele e canditi, acidità citrina e sapidità, sorprende agrumato e mentolato, da cru di vigna a 520 metri, maturazione in barrique che lo rende prezioso e ricco senza appesantire. Originale e insolito con una discendenza chiara dal territorio ma che prova a raccontarlo con un linguaggio tutto nuovo e comprensibile al bevitore di grandi bianchi mondiali. 92

Miut El Jabonero 2021
Da anfora mandorla, freddezza mandarino, verticalità, bella componente in futuro in assemblaggio.

La storia della cantina (attiva dal 1922) è la storia di Antonio Sànchez, tuttora attivo e presente ogni giorno alla bodega ad oltre 90 anni, colui che ha intuito che uscire con millesimati potesse essere il futuro di questo vino. Ogni anno vengono prodotti Don PX Cosecha con le uve raccolte a metà agosto, lasciate 7 giorni al sole cocente (preludio di notti secchissime) poi pressate e vinificate in acciaio.

Vini dolci e profondi, note di fico e caramello con un residuo salino che rende il finale sempre entusiasmante. Mai così ovviamente entusiasmante come i famosi Gran Reserva, che dopo l’appassimento passano in botte e rimangono per minimo dieci anni ma anche in casi eccezionali per mezzo secolo e più. Passeggiando tra le botti, esperienza mistica e intrisa di storia, riusciamo ad assaggiare due chicche grandiose che ci svelano in un attimo tutta la magia di questa DO.

Bodegas Toro Albalà Gran Reserva 1973
Note di pesca in confettura, tabacco, carrube, cuoio, liquirizia, sandalo, dattero, cannella, prugna, senape, ricco e focoso, dolce e pastoso ma non debordante, salino in sottofondo (per i curiosi e i tecnici, 380 g/l di zucchero che scorrono in scioltezza, incredibile), prugna e caffè. Come ammette anche Antonio, un vino da attendere perché maturi appieno soprattutto al palato dove il dolce percepito sfuma con gli anni in maniera progressiva e lentissima. Ma anche così nel bicchiere preso al volo dalla botte è una meraviglia che fa spalancare gli occhi. 97+

Bodegas Toro Albalà Convento 30 DonPX 1946
Siamo qui al cospetto di un miracolo enoico come pochi altri al mondo. Esce dalla botte e si adagia con tutta la calma del mondo nel bicchiere denso eppure guizzante e al naso è vivo e pulsante con note di cannella, arancia amara, mallo di noce, sandalo e una vena che pare ineusaribile di brezza e freschezza. Sorso che si apre e cattura, ti rapisce in un ritmo forsennato di timo, mirto e pepe, sempre fresco, impressionante, accoglie invita seduce e carezza. Il finale si distende e disseta, con ritorni di miele di corbezzolo, bergamotto, noci. Vino sublime e infinito. 100

[Foto cover: Toro Albalà]