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21 Febbraio 2022

Anche il buon vino fa male alla nostra salute (purtroppo)

“Vittoria italiana a Strasburgo: il consumo moderato di vino non è cancerogeno” ha titolato Il Sole 24 Ore. “Sventato l’assalto al vino: il Parlamento Ue respinge le etichette choc” ha scritto Il Giornale. “Il vino non è nocivo: in Europa vince la linea italiana. La Lega salva la dieta mediterranea, i nostri sapori e profumi, il lavoro, la cultura e l’identità del nostro paese” ha fatto eco @matteosalviniofficial. “Solo il buon vino non fa male alla nostra salute” il titolo sul manifesto dell’articolo firmato da Giancarlo Gariglio, curatore della guida Slow Wine.

I fatti in breve e tagliando con l’accetta: il Parlamento Europeo ha bocciato la proposta di indicare la cancerogenicità del vino in etichetta grazie soprattutto al contributo italiano. Apriti cielo, gran titoloni ed esultanza perché il vino non è stato associato – in etichetta – a sigarette e altre brutte storie. Tutto ok? Mica tanto. L’assenza di Nutriscore nero sulle bottiglie di vino NON significa che il vino non faccia male.

Parliamoci chiaro, qui siamo tutti bevitori forti o molto forti o troppo forti quindi quella materia nel corpo ce la mettiamo di continuo ma il tempo del paradosso francese e del potere salvifico del resveratrolo è decisamente passato da un pezzo. Purtroppo per noi, tutti i vini – dal peggior industriale al miglior artigianale – hanno in comune almeno una cosa sola ed è l’unica che fa certamente, inoppugnabilmente, male. L’alcol è un cancerogeno di prima classe, non esiste una soglia di consumo che non sia dannosa e non possiamo dire che il vino buono non faccia male alla salute. Scientificamente è una affermazione falsa e su questo, a un certo punto, dovremo convenire senza raccontarci stronzate. Non è che il vino di vignaiolo faccia meno male del kimikone, magari viene da una agricoltura meno impattante (capitolo che merita uno sviluppo a parte) ma a fare male non sono i tannini aggiunti o i coloranti dei bibitoni da discoteca bensì l’amato e odiato alcol.Detto questo, sposo in pieno la sintesi di Fabio Rizzari che condivido a beneficio di tutti:

“Il punto centrale è: il vino fa male alla salute anche in minime dosi? Purtroppo sì. Dal punto di vista meramente fisiologico, sì. Sappiamo che “fa bene” su altri piani, più elusivi e complessi da dimostrare. Ma per chi beve con moderazione, il piano fisiologico non è tutto.”

 

Cosa è successo, quindi? L’iniziativa politica è riuscita a salvaguardare gli interessi di un settore per noi molto rilevante ma la sensazione è che sia solo questione di tempo. Sul vino possiamo dire tante cose belle ma una non possiamo più dirla e cioè che consumare vino sia “salutare”. Non lo è. E io, personalmente, mi irrigidisco quando sento parlare di sano, salutare e digeribile in riferimento ad alcune etichette e a discapito di altre. So bene che vini mi piacciono, perché hanno un gusto e una estetica che mi trasmette qualcosa, e spesso quei vini sono figli di ragionamenti socio-economici che mi piacciono. Ma questo non li rende prodotti sani in senso proprio. Li adoro, ma devo fermarmi a questo aspetto.

Postilla.

Mi affido al buon Tommaso Ciuffoletti per una riflessione in politichese che a lui viene benissimo perché ha assai ben chiari gli scenari. Leggetela perché ne vale la pena.

“Per valutare poi la vicenda da un punto di vista politico, credo valga la pena considerare che quanto abbiamo visto crea un precedente di sicuro interesse, che apre lo spazio per una battaglia come in passato ce ne sono state – ad esempio – sulle sigarette.

In poche parole: un’industria che esiste da tempo e non ha mai dovuto affrontare grosse sfide rispetto alla pericolosità per la salute del proprio prodotto (l’alcool è molto pericoloso e ha dovuto affrontare sfide relativamente piccole rispetto alla sua pericolosità, questo intendo), inizia a dover considerare questo fronte con una rinnovata attenzione.

Certo tutto sta a vedere se dall’altra parte ci sarà il consolidarsi di gruppi sufficientemente strutturati (ad oggi l’iniziativa legislativa originaria che è poi stata emendata, è stata condotta dalla Commissione speciale per battere il cancro, guidata da Véronique Trillet-Lenoir – oncologa eletta all’europarlamento col partito di Macron), ma di sicuro hanno aperto una breccia.

Questo ha già attivato un lavoro di lobbying dell’industria del vino su un fronte nuovo e piuttosto peculiare. Se negli ultimi anni il grosso del lavoro di lobbying stava nel convogliare fondi europei al sostegno all’export del vino o alla sua produzione, oggi c’è da valutare questo “nuovo” fronte.

Uno dei primi a rallegrarsi dell’approvazione degli emendamenti è stato Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale della CEEV (“The voice of the European Wine companies since 1960″) che, se questo filone di confronto politico dovesse andare avanti, credo che impareremo a conoscere nei prossimi anni.”

Il peggio deve ancora arrivare, insomma.

PS: per chi volesse approfondire l’argomento, consigliatissima la diretta Instagram di Giorgia Pagliuca aka @ggalaska col prof. Michele Antonio Fino a questo link. All’inizio un po’ di problemi tecnici ma poi ci sono tante cose da ascoltare con attenzione.

[Foto cover: vinook.it]