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10 Febbraio 2022

Il Rosso 2008 di Poggio di Sotto? Un sangiovese del cuore

Mi fermo un attimo a guardare la pioggia battente e il cielo plumbeo. Il tintinnio dell’acqua sulle tegole, insieme allo scroscio più forte contro le vetrate della veranda, mi regalano una sorta di concerto che immagino sia solo per me. Mi giro e guardo il camino che a casa mia va di continuo e sento tutto il calore e il colore che il fuoco sa dare.
Nel bel mezzo di questo contrasto penso che ho voglia di aprire una bottiglia e, non so perché, non mi viene in mente altro che un sangiovese.

È curioso come sia un vino che trovo perfetto per i momenti di intimità: sarà il profilo tormentato che assume nel momento di passaggio tra gli ultimi scampoli di gioventù e i primi accenni di maturità ad abbinarsi perfettamente con la malinconia di questi giorni; mi ricorda un po’ me, che mi sento ancora un ragazzino ma i miei quarantanove anni cominciano a farsi sentire e a prendere sempre più spazio fisicamente ed emotivamente.

Non ho dubbi e decido di aprire un vino del cuore, il Rosso di Montalcino di Poggio di Sotto. Purtroppo è l’ultima bottiglia di una 2008 che è senza dubbio la mia versione preferita e che, in più di un’occasione, ho messo di fianco a vini di blasone decisamente superiore, e ne è uscito sempre alla grande. Chiunque ami il vino conosce il dolore dell’ultima bottiglia, ma preferisco non attendere oltre rischiando che vada troppo avanti .

All’apertura è chiuso, con note ferrose. Si muove lento, capisco che questa bottiglia ha più bisogno di tempo di altre e mi leggo qualche pagina di un libro, tanto gli amici arriveranno tra due ore e c’è tutto il tempo del mondo. Tra una pagina e l’altra torno a vedere come sta, una nota di sanguinella fa capolino, la sensazione leggermente polverosa sparisce trasformandosi in terra bagnata, con forti accenti balsamici di pineta. Il sorso è ancora troppo diritto, l’ossigeno non ha ancora terminato il suo lavoro ma il naso cresce. Una leggera speziatura, cuoio e tabacco dolce. Oggi è un giorno di contrasti, fuori diluvia e questo vino mi regala sensazioni calde e mediterranee.

Alla fine esce il frutto rosso che assume i tratti di un’amarena matura. Naso nobile e sfaccettato. Abbandono definitivamente il libro e ne bevo un bicchiere, ora l’ingresso in bocca si fa più voluminoso e il centro bocca è esplosivo, ha una grande pressione e un’ottima acidità, tannini sottili e carezzevoli, lo definirei accogliente, anzi, amichevole. La lunghezza è buona ma non da campionato mondiale, comunque non è quello che cerco in questo momento. Un vino perfetto che ho sempre preferito al loro maestoso Brunello, più materico e complesso ma meno agile.

Le ultime annate, in particolare la 2016 e la 2018, mi sono piaciute ma le trovo un pochino troppo golose e mancanti di quel graffio che io amo tanto ma ci tengo a sottolineare che è solo un mio gusto personale , ho provato le ultime annate con fior fior di palati ed hanno riscosso un gran successo tanto da far pensare ai più che con l’uscita di scena di Palmucci lo standard sia comunque rimasto piuttosto elevato . Il prezzo per un Rosso non si può definire economico, siamo un po’ sopra ai cinquanta euro ma se invece dell’etichetta vi concentrate sul vino non credo rimarrete delusi.

Presto aprirò il Brunello 2010, magari vi farò sapere. Un vino eccellente da abbinare a un giorno di pioggia, cacciando la noia che forse oggi è il peggiore dei mali.