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8 Febbraio 2022 admin

Numeri (quelli del vino e altri un po’ a casaccio)

Premessa: quello che tratta seriamente i numeri del vino in Italia si chiama Marco Baccaglio e gestisce una pagina – I numeri del vino, appunto – davvero utilissima.

Bene, qui sotto non troverete niente di tutto questo. Non metterò nemmeno $ o € perché sarà irrilevante. Mischierò anche i fatturati di anni diversi perché non è il dettaglio che conta ma la cornice, la macrostruttura.

Partiamo dalla domanda cardine: quanto fattura il vino italiano? Tutto il vino italiano, dal più piccolo degli artigiani al più monumentale dei gruppi. Bene, probabilmente non ne avete idea (e non è grave) ma soprattutto fareste fatica a giustapporre quel numero con altri che magari non c’azzeccano nulla ma che possono risultare significativi.

Mettetevi seduti, ve lo dico in anticipo.

Dunque, il vino italiano ha un giro d’affari di 14,2 miliardi. Tanti? Pochi? Lo capiremo.

Il vino francese, ad esempio, fattura 20,7 miliardi. E già qui si capisce chi comanda, di brutto.

Ma non finisce qui. Il vino in UK muove 15,8 miliardi. E considerando che producono una sega, non serve illustrare oltre chi abbia praticamente inventato il commercio del vino nel mondo.

(A beneficio di tutti, ricopio da Dissapore un breve passaggio che merita di essere elaborato: “A livello globale, il valore del mercato del vino è calcolabile in 245,6 miliardi di euro, con una prospettiva di crescita ulteriore da qui al 2025, quando le stime sono che arriverà a 305,2 miliardi di euro. Se invece si calcola l’intero mercato mondiale delle bevande alcoliche con i suoi cinque segmenti (vino, superalcolici, birra, sidro, ready to drink), il valore totale ammonta a 1.317 miliardi di euro.”)

Bene, torniamo al dunque perché qui viene il bello. Il “circa” non lo premetto più ma tutti i numeri saranno solo limitatamente rappresentativi del reale fatturato dell’ultimo anno.

La Ferrero nata ad Alba fattura 11,5 miliardi. E già questo fa capire quanto il colosso dolciario e non solo sia stata stampella per il comparto del vino in tempi grami.

Rolex, l’azienda di orologi di lusso più famosa al mondo, fattura 5,5 miliardi. Circa un milione di pezzi prodotti con un prezzo medio di 5.000 euro non sono malaccio come business.

Conad ha chiuso il 2021 con un fatturato complessivo di 16,90 miliardi, quindi una catena di supermercati fattura più di tutto il vino italiano.

La Coca Cola fattura 37,27 miliardi e ci sta, la bevanda più famosa del mondo e i suoi parenti sono qui per restare a lungo.

Ab-Inbev, il colosso della birra industriale, fattura 52,33 miliardi, e vabbè.
Il Cognac, coi suoi 78.000 ettari, fattura 3,6 miliardi e non lo avrei mai detto.

Ma se c’è un numero che davvero mi ha strabiliato, ridefinendo il mio senso delle proporzioni, è questo qua: gli Airpods di Apple fatturano 22 miliardi. Non tutta la Apple eh, non scherziamo proprio, parlo solo di quelle cuffiette di plastica senza filo e con la scatolina in cui caricarle. Quasi il doppio di tutto il vino italiano porcaccia la miseria. Pazzesco, vero?

Bene, questo post non aveva nessun intento particolare al di là della semplice giustapposizione di numeri che tratteggiano la nostra presenza nel mondo ma chiudiamo con una consolazione magra ma non troppo: se parliamo di sole bottiglie il fatturato può sembrare poco ma poi queste generano numeri enormi nel commercio, nella ristorazione, nel turismo, nell’editoria, nella fieristica, etc. A cascata, quello 0,75 % di PIL poi cresce esponenzialmente, molto più di quanta economia possano generare le cuffiette di plastica. Evviva.