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8 Febbraio 2022 admin

Italian Wine Drunkposting, ecco cosa ne penso

Topo Gigio ha 5 milioni di followers su Facebook. Ricordo sempre questo dato quando devo analizzare dei presunti fenomeni social.
La pagina Facebook di cui parlo, di like ne ha poco più di 3mila, ma si merita una breve analisi su queste pagine.

Nel micromondo di chi scrive, chiacchiera, giudica, pontifica di vino spesso il pubblico è fatto da altri che a loro volta scrivono, chiacchierano, giudicano, pontificano. Un ecosistema piccolo, autoreferenziale e con la tendenza a prendersi sul serio ben oltre il ragionevole. Ottenere riconoscimento in un ambiente del genere impone dunque abilità diplomatiche al limite dell’andreottismo. Dosare attentamente i like sui social, non impelagarsi mai in polemiche che potrebbero far risentire qualcuno, prendersela a volte contro qualche malcostume, ma senza esagerare che non si sa mai.

Un micromondo, dunque, noiosissimo
All’apparenza. Perché poi ci si rifà in privato di quel che in pubblico non si dice. Ed è lì che, signora mia, ne volano di tutti i colori. Colui o colei a cui hai appena messo like diventa oggetto di scherno nella chat privata, colei o colui con cui hai appena fatto una degustazione lodandone pubblicamente la splendida compagnia e l’assoluta competenza, nel privato di una confidenza più volte confidata diventa il più incompetente dei Carneadi. E così via.

Italian Wine Drunkposting è una pagina Facebook creata ad inizio 2020 e da allora i suoi 3mila e passa followers se li è conquistati in virtù di una linea editoriale che gioca a tirar fuori dalle chat private quei commenti che non si fanno in pubblico. In altre parole, la vera forza di Italian Wine Drunkposting è l’ipocrisia fin troppo evidente che il mondo del vino e della sua comunicazione chiedono come lasciapassare. Alzarsi e dire ad alta voce quel che tutti sono in grado di vedere “Hey! Guardate che quel tizio vestito da fesso che si fa una foto con un bicchiere di vino in mano … beh è un tizio vestito da fesso con un bicchiere di vino in mano” può apparire poca cosa, ma può essere rivoluzionario se il contesto lo rende tale.

 

In questi mesi IWDP mi ha fatto ridere molte volte, mi ha anche fatto conoscere un mondo che per larga parte ignoravo (specie nei suoi risvoltini più trash dalla degustazione con serpente agli account su Onlyfans), quello dei e delle wine influencers. La serie di prese di culo alle foto di bicchieri pieni e bottiglie tappate è stata a suo modo geniale. Così come la campagna dedicata a quelli che lanciano bicchierate di vino a caso, con rassegna di foto di gente che ‘sto vino lo lanciano per aria, se lo lanciano addosso, se lo sbrodolano sulla camicia, sul reggiseno, sulla canotta e non voglio sapere dove altro. Bellissimo, va detto, fu anche un meme in cui si prendeva per il culo Intravino e la perdita della sua carica polemica dei primi anni (in effetti oggi ci dobbiamo accontentare dei post di Morichetti sulle visite in cantina!).

Tre ulteriori note che è giusto segnalare
La prima è che su Facebook niente funziona come i meme, questa è una regola aurea che vale da anni, ma di cui tanti presunti professionisti della comunicazione si dimenticano. La comunicazione del vino su FB non fa eccezione. Una pagina di meme come IWDP ha successo anche per questo.
La seconda è che il pubblico di IWDP è fatto da una serie di aficionados tra cui figurano anche parecchie professioniste e parecchi professionisti del vino, che commentano, interagiscono e di fatto si divertono. Non era scontato.
La terza è che fra coloro che sono oggetti dei perculamenti di IWDP si distinguono quelli che se la prendono. Si distinguono in negativo. Perché prendersela difficilmente è una buona soluzione e lo è ancor meno per chi, aspirante influencer, vuole fare il personaggio pubblico.

Ma se tutto è così figo e così semplice, allora questa è nuova frontiera? No, ma di sicuro è una novità originale e divertente. Poi i limiti ci sono e ci mancherebbe.
Il primo e più evidente è quello del compromesso dell’anonimato. In realtà diciamo subito che questo mondo è talmente piccolo che l’anonimato è una chimera. Da tempo si conosce nell’ambiente il creatore della pagina e anche qualcuno di coloro che si sono aggiunti dopo. Teste originali, penne brillanti, ma pure con la necessità di quel poco di difesa che l’anonimato garantisce. Il prezzo che si paga in cambio è il rischio di rimanere in un limbo di forzata irresponsabilità. Altro rischio è quello connesso invece col canale d’elezione, Facebook, e i ritmi che impone a chi amministra una pagina fatta di solo traffico organico: riuscire ad aver sempre qualcosa da dire può essere difficile.

Altro punto che a volte mi lascia un po’ perplesso è il guardare al modello Zanzara in un modo reso esplicito dal ricorrere, nelle caption di IWDP, di citazioni ed espressioni rese celebri proprio dal famoso programma di Cruciani e Parenzo. La Zanzara, per chi non la conoscesse, è il programma radiofonico di maggior successo in Italia ormai da numerosissimi anni. Inizialmente aveva come chiave principale quella di svelare agli italiani le miserabili umanità che stavano dietro le figure degli onorevoli politici. Fu la ripresa per via radiofonica e in modo piuttosto originale, di un filone classico della satira più cinica, che nel frattempo Berlusconi aveva affermato sulle proprie tv e che aveva fornito il terreno di coltura per l’affermarsi di varia antipolitica (compresa quella di Berlusconi medesimo e, più di recente, del grillismo).
Nella sua evoluzione, tuttavia, La Zanzara è più banalmente diventato un immondezzaio a cielo aperto esibito tra rutti e scuregge dal lunedì al venerdì alle 18,30 su Radio24.

Ecco, una certa indulgenza all’azzuffarsi reiterato col vinnaturista di turno, piuttosto che una certa cattiveria gratuita verso alcune persone, mostrano rischi di zanzarismo che non sarebbe male evitare. Per dirla con l’Appino di Andate tutti affanculo “esser stronzi è dono di pochi, farlo apposta è roba da idioti”.

Fatti salvi questi appunti (di cui il team di IWDP avrà spero cura di sbattersi i c******i) va detto, per chiudere, che da quando c’è Italian Wine Drunkposting, il mondo del vino italiano è diventato sicuramente un po’ meno noioso. E per questo bisogna dire un chiaro e semplice: grazie!