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8 Febbraio 2022 admin

Intravino Communication League: le semifinali!

Sono rimasti in 4 e andiamo subito a vedere di chi si tratta.

Giampaolo Gravina – Understatement is the new black

Gravina zitto, zitto arriva in semifinale e supera ai Quarti la grande sorpresa di questa edizione della Intravino Cup: Federica Randazzo. Una sorpresa che si conferma tale nonostante la sconfitta. Su 433 votanti, infatti, è solo un voto quello che decide la sfida: Randazzo ne raccoglie 216, Gravina 217. L’onore delle armi e anche qualcosa di più a Federica Randazzo.

Gravina nel suo percorso verso la semifinale ha superato nell’ordine: Francesco Saverio Russo, Fabio Giavedoni e, giustappunto, Federica Randazzo. Il suo risultato è ancor più degno di nota dato che il nostro non ha i social. Ebbene sì, a quanto mi risulta non esistono profili Facebook o Instagram che facciano riferimento a Giampaolo Gravina.

Riprendo dalla sua scheda sul sito di Giunti Editore: “Laureato in Filosofia, lavora nel vino da oltre 20 anni, ma non è sommelier. È stato vice-curatore per la Guida I Vini d’Italia dell’Espresso dal 2002 al 2016 e collaboratore di riviste come Enogea, Pietre Colorate e Cook_inc. Ha firmato i libri Vini e terre di Borgogna (con Camillo Favaro, edizioni Artevino) e Vini da scoprire (con Armando Castagno e Fabio Rizzari, per Giunti).

Partecipa a degustazioni, laboratori, seminari e convegni con un interesse consolidato per la critica del gusto e i suoi linguaggi. Insegna al Master in Wine Culture dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e al Master in Filosofia del cibo e del vino dell’Università Vita & Salute di Milano”.
Personalmente mi sento di aggiungere che, per quel pochissimo che l’ho conosciuto (ricordo un Terroir Marche da lui magistralmente orchestrato con un focus sul Maconnais e sul Pecorino), che si tratta di persona tanto seria, quanto sorridente. Sì, credo che questa semifinale sia del tutto meritata. Ci ricorda che puoi anche non avere i social eppure – o forse proprio per questo? – ricevere vasto apprezzamento per ciò che sai comunicare.

Armando Castagno – The legend killer

Sfida all’ultimo voto anche quella tra Armando Castagno e Andrea Gori. Finisce 219 a 214 per Castagno. Anche in questo caso chapeau ad Andrea Gori che lotta fino alla fine in una sfida che è sempre stata sulla linea delle poche unità di voto di distanza.

Armando Castagno, nel suo percorso fino alla semifinale, ha confermato ogni volta quanto sia apprezzato dal pubblico di Intravino e degli altri votanti che in queste settimane hanno preso parte a questo gioco. Castagno ha sfidato e superato nell’ordine: Cristiana Lauro, Nelson Pari e, giustappunto, Andrea Gori. Tutti gli sfidanti di Castagno potevano tranquillamente essere papabili finalisti, per la loro competenza, notorietà e abilità comunicativa.

Anche in questo caso riprendo dalla scheda sul sito di Giunti Editore: “Romano, una laurea in Giurisprudenza e una in Studi storico-artistici, ha scritto di sport dal 1986 al 2013 ed è nel mondo del vino da oltre vent’anni e almeno trenta chili. Relatore, degustatore, ideatore e direttore di corsi di approfondimento in tutta Italia per l’Associazione Italiana Sommelier, è stato per undici anni referente regionale della guida associativa.

Ha ricevuto le insegne di Chevalier du Tastevin nello Château du Clos de Vougeot, in Borgogna, indossando sotto lo smoking la maglia casalinga della Roma; punta ora decisamente a ripetere l’esperienza in Champagne per sfoggiare la maglia da trasferta. Insegna Storia dell’arte dei territori del vino e Geografia del Terroir presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo”.

Personalmente aggiungo come nota curiosa, che una sola volta ho incontrato di persona Armando Castagno. Era insieme a Giampaolo Gravina di fronte all’ingresso di una Chianti Classico Collection. Adesso i due se la vedranno faccia a faccia in questo gioco.

Alessandro Masnaghetti – Alcuni luoghi sono un’enigma, altri una spiegazione

Rispetto alle due sfide precedenti, quella tra Alessandro Masnaghetti e Chiara Giovoni si è decisa per uno scarto maggiore, ma anche qui si è trattato di poche decine di voti su 433 totali. Passa Masnaghetti 233 a 200, ma fidatevi di me, la sfida è stata anche in questo caso un vero e proprio testa a testa. A Chiara, che è donna in gamba e sportiva (di sicuro grande ballerina!), va il giusto riconoscimento per essere arrivata sin qui.

Masnaghetti nel suo percorso verso la semifinale ha superato nell’ordine: Francesco Annibali, Fabio Pracchia e, giustappunto, Chiara Giovoni. Anche in questo caso il “Masna” ha dimostrato di godere di un solido consenso e a lui, che nel vino nasce degustatore, va il merito assoluto di aver trasformato una passione in un lavoro, producendo delle mappe che sono forse uno dei modi più bello per raccontare territori e vini.

Anche in questo caso riprendo dalla scheda sul sito di Giunti Editore (che alla fine mi citerà per sottrazione indebita di biografie!): “Alessandro Masnaghetti, classe 1962, si laurea in Ingegneria nucleare, ma la passione per il vino prende presto il sopravvento. Inizia così il suo multiforme percorso nel mondo dell’enologia: degustatore, curatore editoriale, giornalista, cartografo, mappatore, divulgatore apprezzato e celebrato anche all’estero.

Si specializza in Italia e in Francia, collabora a lungo con Luigi Veronelli, personalità indiscussa dell’ambiente enogastronomico italiano, per il quale curerà quattro edizioni delle sue Guide Oro – I vini di Veronelli. Come giornalista scrive per diverse testate nazionali e internazionali fra cui “Il giornale”, la rivista “Vinum-Svizzera”, “La Revue du Vin de France” e WineToday, portale dedicato del New York Times. Nel 1996 è fra i fondatori del Grand Jury Europeéen (associazione che si prefigge lo scopo di trovare un diverso modo di classificare i vini) e partecipa alla nascita della prima edizione della guida dei vini dell’Espresso. Nel 1997 fonda la rivista ENOGEA“.

Leonardo Romanelli – La curiosità al potere

Insieme a Castagno-Gori, quella tra Leonardo Romanelli e Sandro Sangiorgi era forse la sfida più avvincente (a mio personalissimo parere) di questo turno. Anche in questo caso il testa a testa è stato serrato sin dalle prime ore di gioco. L’ha spuntata Romanelli 242 a 191.

Sandro Sangiorgi è e rimane uno dei personaggi più importanti per capire come si è evoluta la comunicazione del vino in Italia e credo di non esagerare se scrivo che l’onda dei vini naturali non sarebbe diventata tanto significativa senza la sua presenza. Questo per dire che in questo caso non c’è nemmeno bisogno di parlare di onore delle armi. Sandro Sangiorgi è una figura imprescindibile.

Passa Leonardo Romanelli, complice – credo di poter dire – soprattutto la sua curiosità che si riversa nei mille rivoli in cui la comunicazione può prender forma. Per questo per raccontarlo faccio una cosa inelegante, ma che mi permette di risparmiare tempo (dato che sono le 20.37 di lunedì e io non sono ancora rientrato a casa): cito me stesso. In particolare un ritratto che scrissi di Romanelli per una rivista fiorentina. “Oggi sono tutti sommelier. E sono tutti gourmet, fanno le recensioni, danno pareri e sanno cucinare, oh sì, sanno cucinare meglio di chi il cuoco lo fa per lavoro. Oggi.

Ma c’era un tempo in cui il vino si beveva della casa, il ristorante italiano aveva la tovaglia a quadrettoni e l’olio era abbandonato sul tavolo insieme a sale e pepe.
Beh, l’olio è ancora oggi abbandonato sul tavolo insieme a sale e pepe e questo dimostra quanta strada ci separi ancora dai cugini francesi, che se l’avessero avuto loro, l’olio, nei ristoranti ci sarebbero le carte degli olii e col cavolo che lo trovavi abbandonato sul tavolo insieme a sale e pepe. Ma se tra oggi e allora e ci sono delle differenze è merito anche di chi si è dedicato a raccontare di vini e cucina prima degli altri.

Leonardo Romanelli è uno di quelli che questo lavoro – cuoco, docente, sommelier, degustatore, critico, content creator – ha iniziato a farlo quando non sembrava nemmeno che potesse essere un lavoro. Maestro di tanti e amico di tanti ancora. Io personalmente gli voglio un bene particolare, perché di lui mi piace una cosa su tutte: la curiosità. La cosa che, credo, ti permette di fare le cose prima degli altri e di continuare a farle anche dopo anni, con la stessa identica attitudine.
Perché alla fine della fiera, per essere un assaggiatore non serve il palato, quello lo si forma col tempo. Serve la curiosità”.

Ma ora bando alle ciance. Il gioco reclama i vostri voti. Si gioca!


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