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La storia di Barolo e Barbaresco raccontata da Angelo Gaja (in video)

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Ormai intrippato fino al collo nella spirale senza fine degli youtuber che parlano di orologi mi sono ricordato che ormai 3 anni fa pubblicai sul mio povero canale Youtube un video in cui Angelo Gaja racconta la storia dei grandi uomini e delle grandi donne che hanno scritto la storia di Barolo e Barbaresco.

Ebbi modo di fare questa registrazione alla Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba il 13 aprile 2018, aiutato dalla gran fortuna di stare in piedi accanto a una delle casse che amplificavano la voce di Angelo: ergo, l’audio è davvero eccezionale per i miei poveri mezzi tecnici.

26.414 visualizzazioni sono per me un trionfo, un successo, una vetta irraggiungibile e un grande motivo di felicità ma consiglio caldissimamente questa visione.Perché non si ascolta tutti i giorni una storia simile raccontata da Angelo Gaja. Ringrazio il mio iPhone, Paola Farinetti che mi invitò e Francesca Tablino che fu gentilissima padrona di casa.

Buona visione!

 

Nota a margine: tra l’altro, per la prima volta ho aperto le Analitiche del video. Molto interessanti. Non so leggerle ma sono bellissime.

dati

 

Analitiche

 

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[Foto: Gazzetta d’Alba]

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Ormai intrippato fino al collo nella spirale senza fine degli youtuber che parlano di orologi mi sono ricordato che ormai 3 anni fa pubblicai sul mio povero canale Youtube un video in cui Angelo Gaja racconta la storia dei grandi … continua »

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Ormai intrippato fino al collo nella spirale senza fine degli youtuber che parlano di orologi mi sono ricordato che ormai 3 anni fa pubblicai sul mio povero canale Youtube un video in cui Angelo Gaja racconta la storia dei grandi uomini e delle grandi donne che hanno scritto la storia di Barolo e Barbaresco.

Ebbi modo di fare questa registrazione alla Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba il 13 aprile 2018, aiutato dalla gran fortuna di stare in piedi accanto a una delle casse che amplificavano la voce di Angelo: ergo, l’audio è davvero eccezionale per i miei poveri mezzi tecnici.

26.414 visualizzazioni sono per me un trionfo, un successo, una vetta irraggiungibile e un grande motivo di felicità ma consiglio caldissimamente questa visione.Perché non si ascolta tutti i giorni una storia simile raccontata da Angelo Gaja. Ringrazio il mio iPhone, Paola Farinetti che mi invitò e Francesca Tablino che fu gentilissima padrona di casa.

Buona visione!

 

Nota a margine: tra l’altro, per la prima volta ho aperto le Analitiche del video. Molto interessanti. Non so leggerle ma sono bellissime.

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Analitiche

 

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[Foto: Gazzetta d’Alba]

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Ormai intrippato fino al collo nella spirale senza fine degli youtuber che parlano di orologi mi sono ricordato che ormai 3 anni fa pubblicai sul mio povero canale Youtube un video in cui Angelo Gaja racconta la storia dei grandi uomini e delle grandi donne che hanno scritto la storia di Barolo e Barbaresco.

Ebbi modo di fare questa registrazione alla Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba il 13 aprile 2018, aiutato dalla gran fortuna di stare in piedi accanto a una delle casse che amplificavano la voce di Angelo: ergo, l’audio è davvero eccezionale per i miei poveri mezzi tecnici.

26.414 visualizzazioni sono per me un trionfo, un successo, una vetta irraggiungibile e un grande motivo di felicità ma consiglio caldissimamente questa visione.Perché non si ascolta tutti i giorni una storia simile raccontata da Angelo Gaja. Ringrazio il mio iPhone, Paola Farinetti che mi invitò e Francesca Tablino che fu gentilissima padrona di casa.

Buona visione!

 

Nota a margine: tra l’altro, per la prima volta ho aperto le Analitiche del video. Molto interessanti. Non so leggerle ma sono bellissime.

La storia di Barolo e Barbaresco raccontata da Angelo Gaja (in video)

 

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Ebbi modo di fare questa registrazione alla Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba il 13 aprile 2018, aiutato dalla gran fortuna di stare in piedi accanto a una delle casse che amplificavano la voce di Angelo: ergo, l’audio è davvero eccezionale per i miei poveri mezzi tecnici.

26.414 visualizzazioni sono per me un trionfo, un successo, una vetta irraggiungibile e un grande motivo di felicità ma consiglio caldissimamente questa visione.Perché non si ascolta tutti i giorni una storia simile raccontata da Angelo Gaja. Ringrazio il mio iPhone, Paola Farinetti che mi invitò e Francesca Tablino che fu gentilissima padrona di casa.

Buona visione!

 

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Ci sono ancora le grandi vendemmie di una volta?

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Un post su Facebook mi ha fatto riflettere. Le grandi vendemmie di un tempo, tipo il 1888, il 1892, il 1925 e il 1931 o anche solo il 1955 e il 1957 o il 1964 e il 1975, sono migliori di quelle attuali? O diverse?

Chissà, molte ne ho bevute ma quel che resta nelle bottiglie si è evoluto nel tempo e oggi, anche se magari è piacevole, rivela solo tracce di ciò che era. Una risposta si può cercare nelle degustazioni fatte da esperti coevi, tipo la Commissione Ampelografica della Provincia di Siena che stappò un Brunello di Castelgiocondo del 1843 quando aveva 32 anni, ovvero nel 1875, e lo trovò ottimo, profumato e di color rosso rubino.

Aveva 14,2% di alcol, 5,1 di acidità e estratto secco di 23,8, tutti dati che (tenendo conto che tutto cala col tempo) lo rendono perfettamente assimilabile ad un Brunello moderno. Qualcosa di simile si può dedurre dagli assaggi di Marescalchi negli anni ’30 delle annate di fine ‘800 e primo ‘900, indicate come meravigliose, e di quelle dei ’50 e ’60 esaltate da Veronelli, Soldati e Brera.

A sentire loro erano capolavori enologici, e ancora oggi gli esperti definiscono i Brunello usando quegli stessi descrittivi aromatici, olfattivi e colorimetrici: anche se è indubbio che tutti noi copiamo quei Maestri che hanno fatto scuola, questo fa pensare che i vini classici restino sostanzialmente uguali a se stessi.

A differenza delle mezze stagioni, i vini indimenticabili c’erano, ci sono e ci saranno. Ma una differenza tra allora e oggi c’è davvero.

Fino a mezzo secolo fa si trattava di poche centinaia di migliaia di bottiglie, fatte da alcuni appassionati in poche, limitate zone d’Italia dove per secoli si era cercato (e trovato) il rapporto ideale tra suolo, clima, quei certi vitigni e una tecnica affinata nel tempo. Questo permetteva di creare le bottiglie eccezionali che Imperatori, Papi e Re hanno sempre goduto. Ma solo loro, e pochi più.

Oggi viviamo una storia totalmente diversa, le centinaia di migliaia di bottiglie di alta qualità sono diventate centinaia di milioni. Come è potuto accadere? La differenza non l’hanno fatta gli enologi, perché quelli bravi c’erano anche prima e sfido chiunque a sostenere che Giovan Battista Cerletti, Tancredi Biondi Santi o Giacomo Tachis fossero professionalmente inferiori ai loro omologhi di oggi. O che non avessero gli strumenti e la tecnologia per fare vino di altissima qualità. Né si può sostenere che le uve sono cambiate, è vero che non sono più su piede franco ma i cloni sempre quelli sono. E molti di quelli nuovi sono recuperi di antichi vigneti.

È stato il mercato, solo il mercato.

Capitalismo, democrazia e borghesia hanno creato il benessere di massa, e sempre più persone hanno potuto pagare per quelle prelibatezze. È il mondo di oggi, che parafrasando uno enormemente più autorevole di me, è pessimo ma migliore di ogni altro. Se il cliente c’è il mercato risponde, e lo fa supplendo con sempre più tecnologia perché il brodo si può allungare ma per allungarlo mille volte bisogna essere davvero molto bravi.

Così abbiamo vini eccellenti che si possono assimilare alle miriadi di atleti di altissimo livello che calcano ogni stadio o palazzetto del mondo: forgiati partendo da uomini normali potenziati da allenamenti incredibili, regimi di vita fatti al computer e tantissima tecnologia. Sono perfetti, inappuntabili e terribilmente performanti, ma non sono Maradona o Pelé. Quelli come loro due ci sono sempre stati, ma li può fare solo madre natura. Che più di pochi non ne crea, e guarda caso sempre negli stessi posti.

Gente così non è mai così perfetta come i super allenati. No, proprio per niente. Non è disciplinata, e qualche difettuccio ce l’ha. Però fa genialate che solo loro riescono a pensare, e cambiano il mondo. Solo loro diventano miti.

Questa è la differenza tra le grandi bottiglie del secolo scorso e la stragrande maggioranza di quelle super extra mega galattiche che beviamo oggi, che vengono da ogni angolo d’Italia e sono perfettissime, opulente, eleganti e prive di ogni sia pur minimo difetto.

Come Lang Lang al pianoforte. L’ho sentito una volta prima del Covid, e già non lo ricordo.

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Un post su Facebook mi ha fatto riflettere. Le grandi vendemmie di un tempo, tipo il 1888, il 1892, il 1925 e il 1931 o anche solo il 1955 e il 1957 o il 1964 e il 1975, sono migliori … continua »

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Qualcosa di simile si può dedurre dagli assaggi di Marescalchi negli anni ’30 delle annate di fine ‘800 e primo ‘900, indicate come meravigliose, e di quelle dei ’50 e ’60 esaltate da Veronelli, Soldati e Brera. A sentire loro erano capolavori enologici, e ancora oggi gli esperti definiscono i Brunello usando quegli stessi descrittivi aromatici, olfattivi e colorimetrici: anche se è indubbio che tutti noi copiamo quei Maestri che hanno fatto scuola, questo fa pensare che i vini classici restino sostanzialmente uguali a se stessi. A differenza delle mezze stagioni, i vini indimenticabili c’erano, ci sono e ci saranno. Ma una differenza tra allora e oggi c’è davvero. Fino a mezzo secolo fa si trattava di poche centinaia di migliaia di bottiglie, fatte da alcuni appassionati in poche, limitate zone d’Italia dove per secoli si era cercato (e trovato) il rapporto ideale tra suolo, clima, quei certi vitigni e una tecnica affinata nel tempo. 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